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Il Corriere delle Cinque Stelle

Uno vale Uno
dalla teoria alla pratica

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Pubblico un articolo del blogger Antonio V, conosciuto sul Blog delle Stelle e sempre apprezzato per le sue considerazioni "fuori dal coro".


di Antonio V.
In una momentanea pausa dell'assembramento di inattesi e sgraditi intrusi nel mio lato B (elegante perifrasi), mi permetto di esporre una mia riflessione.

Dalla lettura di alcuni interventi postati, oltre ai vituperi contro Conte (e non ne colgo il motivo: finora mi sembra che non abbia fatto affermazioni riprovevoli o preso iniziative inaccettabili), noto un costante e accorato riferimento alla necessità di munirsi di chiare e rigorose finalità e regole interne (sia tramite statuto che regolamento), sulla falsariga del M5s "delle origini" facendo ruotare tutto attorno a due pregiudiziali di fondo:
A) le qualità di coloro che vogliono appartenere e/o rappresentare il movimento e
B) i due mandati e la D. D. (spesso citando la Svizzera).

A mio modo di vedere, questi sono apriorismi fuori discussione: tutti ne conveniamo e ne auspichiamo l'elenco (alla stesura del quale devono contribuire quanti più iscritti possibile) e il raggiungimento.

Ciò di cui invece non si parla è: come e quando arrivare alla attuazione di quei due fondamentali traguardi.

Per storia, mentalità, estensione, caratteristiche del territorio e attendibilità della classe politica, l'Italia non è minimamente paragonabile alla Svizzera; per esempio: la prima testimonianza di reciproca mutualità tra Cantoni risale al 1291, quando il territorio di Untervaldo sottoscrisse, insieme ai cantoni Uri e Svitto, il Patto eterno Confederale, al quale aderirono in sèguito altri cantoni.

Negli stessi anni in Italia eravamo l'un contro l'altro armati tra Guelfi (Bianchi e Neri), Ghibellini, Comuni, Contadi e invasori e tralasciando tutto il resto.

Inoltre, arrivando ai nostri giorni, veniamo da oltre un ventennio di delegittimazioni reciproche: politici tra loro; politici contro i magistrati; media contro gli uni o gli altri e tra loro; maggioranza contro opposizione e viceversa; l'eterno contrasto tra nord e sud e per chiudere la criminalità organizzata. In questo clima, nessuno più è attendibile e meritevole di fiducia, il disinteresse è enorme e l'astensionismo pure.

In tali condizioni è impensabile attuare i nostri due principali traguardi in tempi brevi, stante anche la consolidata macchina politico-amministrativa con la quale viene guidato il paese: la democrazia rappresentativa (degenerata in clientelismo).
Dobbiamo riassuefare i cittadini alla partecipazione, al senso di comunità, di responsabilità e soprattutto al senso di appartenenza nazionale.

Secondo me sarebbe bene iniziare a tollerare i tre mandati per i ruoli amministrativi sia comunali che regionali che europei, allo scopo di fornire ai portavoce adeguate capacità sul funzionamento della macchina statale; in questo modo si possono poi prevedere i due mandati per i portavoce che arrivano al governo centrale in quanto già dotati di esperienza pregressa e quindi non soggetti a un lungo tirocinio di governo. Contemporaneamente utilizzare le forme di D. D. in tutte le realtà minori: piccoli Comuni, Borghi, istituti, associazioni ecc.

Secondo me, non bloccandoci in dogmi paralizzanti, questo può essere uno dei modi per infondere nei cittadini nuova fiducia nella politica e ricoinvolgerla alla partecipazione per prepararla gradualmente, nel volgere di 10 o 15 anni al grande salto. Solo dopo che avremo riavviato i cittadini su un cammino virtuoso, potremo riportare a due tutti i mandati.

 






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