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Il Corriere delle Cinque Stelle

Botte piena, moglie ubriaca e nessun cambiamento climatico.

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di Antonio V.

Sul Fatto Quotidiano del 19 agosto ho letto un accorato articolo sull'ambiente e sui cambiamenti climatici da parte del prof. Ferdinando Boero, ordinario di zoologia alla Federico II di Napoli dal titolo: "Cambiamenti climatici: non bastano le tattiche, ci vuole una strategia".

Purtroppo però, l'articolo non sottolinea in modo evidente che il problema del pianeta è la quantità di esseri umani che lo popolano e le loro abitudini (ma riflettendo, il bàndolo si trova).
Mette in risalto il fatto che:

"la chiusura di un’acciaieria inquinante in Italia e la sua riapertura, altrettanto inquinante, in un paese più permissivo, porta anche in Italia le conseguenze dell’inquinamento. Il cambiamento climatico è globale e non riconosce confini giurisdizionali."

Inoltre espone fenomeni di causa/effetto quando scrive che:

"Questo grande caldo porta a grande evaporazione marina, ed è probabile che tutta l’acqua salita al cielo sotto forma di vapore torni giù in modo catastrofico. Dopo gli incendi potrebbero arrivare le alluvioni. Anzi, stanno già arrivando e mietono vittime, come in Alto Adige."

E quasi in conclusione ci avverte:

"Una cosa è certa: non riusciremo a distruggere la natura, ma riusciremo a cambiarla, visto che già lo stiamo facendo.
Il cambiamento sarà a noi favorevole? Non siamo adattati a vivere a temperature così alte!
L’adattamento è l’aria condizionata ma, per farla funzionare, abbiamo bisogno di energia e per produrla bruciamo combustibili, esacerbando il riscaldamento globale. Risolviamo il problema nell’immediato (i locali sono freschi) ma generiamo disastri nel medio e lungo termine (il clima è sempre più caldo).
I sintomi che il nostro comportamento economico debba cambiare sono chiarissimi...  ma stentiamo a interpretarli correttamente."

Ecco, a me appare evidente che dalla lettura dell'articolo non si possa non concludere che gli esseri umani (del "primo mondo") con tutte le loro esigenze, le loro manìe, i loro "benefit" indotti e ormai acquisiti e che tanti danni hanno provocato e pròvocano agli esseri umani del "terzo mondo", siano il vero problema del pianeta.

Il drammatico è che a parole si ragiona bene, ma a fatti proprio no: stiamo facendo a gara, per esempio, a chi mette prima le mani sull'Afghanistan con la scusa della ricostruzione ma in realtà per garantirci combustibili fossili e altro.

Insomma, il Titanic affonda ma noi continuiamo a ballare come se il pericolo fosse ancora schivàbile.

A mio avviso, il "punto di non ritorno" lo abbiamo già superato e non lo dico per "catastrofismo" ma perché di questo ci informa la scienza:

"ANSA - TORONTO, 11 AGO - Secondo una nuova ricerca del Massachusetts Institute of Techonology, il ghiaccio dell'Artico si sta sciogliendo piu' rapidamente di quanto ipotizzato fino a oggi dagli scienziati."

FRIDAY FOR FUTURE sul Fatto Quotidiano del 22 agosto
"ICCP: la crisi climatica corre il triplo più veloce rispetto a tutto il XX secolo..."
...una situazione... che coinvolge ogni regione del Pianeta e che è considerata, dagli stessi 234 autori del report, come irreversibile in centinaia o migliaia di anni"

Nel corso dei suoi miliardi di anni, il pianeta ha già subito cambiamenti climatici colossali, chi ne pagò le conseguenze, però, furono le forme di vita allora esistenti: per esempio i dinosauri (ma prima ce n'erano già state altre; la prima di cui si ha riscontro -circa 2 miliardi di anni fa-, fu la quasi totale estinzione degli organismi anaerobi con l'apparire dell'ossigeno nell'atmosfera; i superstiti si rifugiarono via via nei fanghi, nelle melme e nei nostri intestini). Come si vede la Natura si adegua, sono gli esseri viventi a soccombere.

Ovviamente non possiamo procedere con una eliminazione di massa "selettiva" degli esseri umani, che so: vecchi, malati, incurabili, emarginati, inutili, disabili... (forse guerre, pestilenze, catàstrofi e carestie servivano a questo?).

Allora non rimane che tornare a una vita più frugale, meno pretenziosa e comoda, perché "la botte piena e la moglie ubriaca" non c'è mai stata (e non ci sarà) per nessuno.







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